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EPIGRAMMI ITALIANI

Ecco a voi una antologia di epigrammi di autori italiani semisconosciuti. Un genere di poesia che a scuola si tratta poco, ma è immediato e divertente.

 

Epitaffio per Leonardo da Vinci

 

Vinta natura da Leonardo Vinci,

toscan pittore, eccelso ad ogni etade,

spinta da invidia e priva di pietade

“Va “ disse a morte “e chi mi ha vinta vinci”

 

(Girolamo Casio De Medici 1464-1533)

 

 

Certo un esercizio di stile o un gioco di corte, ma a me questa coppia di epigrammi piace moltissimo! In fondo il segreto della vita à tutto lì

 

Qual vita è da cercar? In corte hai doglie

e invidie. Alti pensier fra le tue soglie.

pena in villa. In mar tema. In altrui tetto

povero ha il dispiacer, ricco sospetto.

prender moglie è travaglio: vive solo

chi non l’ha in tutto. Gran peso è il figliuolo:

il non averne è duol. La giovinezza

è senza senno, frale è la vecchiezza.

Dunque o non nascer mai bramar si deve

o nato, men durar ch’al foco neve

 

Ogni sorte di vita al saggio piace:

in corte è somma gloria, in casa pace,

diporto in villa, in mar guadagno. Fuore

della sua patria il ricco porta onore:

il pover più si cela. Quel c’ha moglie,

ha più conforto; chi non l’ha men doglie.

Son sostegno i figliuoi; questa è l’orbezza.

robusta è gioventù, saggia è vecchiezza.

brami adunque ciascun non morir mai,

o di Nestore i dì vincer d’assai.

 

(Luigi Alamanni 1495-1556)

 

 

Lode del vino

 

Lo metterei sulla nota di copertina di cantori DiVini :-P

 

Vin, sangue de la terra,

via più caro a’mortai che ‘l sangue vero;

benedetto il primiero,

che ti trovò. Per te s’ardisce in guerra,

e si sta lieto in pace.

Discacciator verace

de l’umana tristezza,

e tesor d’allegrezza,

liquefatto rubin, tenera gioia,

ch’entrata a’nostri seni

altra gioia invisibile divieni.

 

(Tommaso Stigliani 1573-1651)

 

 

Gli epigrammi migliori sono quelli brevi e con il tradizionale fulmen in clausula.. assomigliano un po’ alle barzellette, ma hanno la rima e sono semplicemente stupendi nella loro stupidità.

 

Quel che in Istoria maggior fede merta,

è che l’Istoria è quasi tutta incerta.

 

(Giuseppe Colpani 1739-1822)

 

 

 

Emon figlio di bice

se con talun contratta

sempre si vanta e dice:

“La coscienza ho intatta”

È ver: dacchè egli è nato

non ne ha una volta usato

 

(Luigi Ceretti 1738-1808)

 

 

 

Tu disprezzi i miei carmi, io lodo i tuoi;

chi è bugiardo di noi?

 

(Giovanni Gherardo De Rossi 1754-1827)

 

 

 

Di quel distico mio, parlate schietto,

che ve ne par? – mi pare un po’ lunghetto

 

 

e come ti arricchisti a sì gran segno?

Dissi a martin; rispose, col mio ingegno.

Bravo, gli replicai, ricchezza tale

poter far con sì piccol capitale!

 

 

Gas, vapor, ferrovia, fili parlanti

piena han la terra di novelli incanti;

che resta ormai del mondo antico e brutto?

… resta il morir, la vanità del tutto.

 

(Filippo Pananti 1766-1837)

 

 

 

Sulla tomba del conte di cavour

 

Passegger, troppo vicino

a quest’urna non t’accosta.

se si sveglia l’inquilino,

paghi subito un’imposta.

 

(Antonio Baratta 1802-1866)

 

 

 

Pensiero pio

 

Sta forse nel suo non essere

l’immensità di Dio?

 

(Giorgio Caproni 1912-1990)